giovedì, 03 agosto 2006
LA MIA POESIA

E' la mia poesia (o per meglio dire, i miei pensieri, nn mi reputo 1 poetessa!), quella che Stefano è stato così gentile da leggere l'ultima sera. Ho pianto moltissimo, ma ho guadagnato qualcosa di prezioso gazie alle sue parole (Ti sono debitrice, Capitano!)
Allora, quando Marina me l'ha chiesta, ho pensato di pubblicarla sul blog, per condividere con voi e per sempre queste mie emozioni indefinibili di un attimo.


UN GIORNO, PER CASO

 

Ai rami alati dei pini

 

A una stilla di resina innamorata

di mare

 

Al cuore addormentato del lupo

 

Al vetro vivo di un ruscello

bambino

 

Agli occhi di lago

riflessi nel cielo

 

Al ceruleo tramonto

di aghi e montagne

 

Ad una parola sospirata,

urlata, ritrovata

 

Alle mille stelle non viste

e a quelle sfumate in un volto

 

All’animo che non sa riposare

e affoga nella sua vita

 

Ai bianchi arabeschi

e ai neri

su una punta di freccia rubata

 

Grazie!

 


DominicCleador alle ore 13:13 |
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FOTOALBUM
Ecco le foto, ragazzi!!!!
[Nn le ho potute postare tutte, perchè ho scoperto che msn ha 1 limite mensile nel caricare foto e video on the net, quindi penso di aprire anche uno SPACE su msn, perciò nn disperate! E intanto scaricatevi queste!!!]

PubQuesta era una delle serate al pub che chiudeva alle 23 se nn ci vedeva arrivare.
PICCOLA PERLA: la tipa del pub (cameriera?proprietaria?) mi ha guardata stizzita, quasi schifata quando ho detto che nn prendevo la coca-cola per fare ostruzionismo alle multinazionali.

"Tieniti la Terra, uomo, io voglio la Luna" (Caparezza docet)


Uno dei tanti brindisiIl Brindisi di quella sera. Nn fu il più simpatico, nè il più poetico, ma la foto ha un certo potere verticalizzante. Nn è colpa mia, sono un'amante del bello!!!!


Peppe karate...kiaihhhhhh!La foto parla da sè!
Dopo aver perseguitato Giuseppe per giorni mi ha concesso questa foto in posa-karate.
Kiahiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii


I bronzoni di RiaceI 2 bronzi_cioè quello orbo e quello logorroico (alias Alessandro)
PICCOLA PERLA: urlavano come ossessi, ma nn erano ubriachi (al contrario di me che di lì a poco mi sarei scolata 1 bottiglia di surrogato di Bayle's)


I filosofiI filosofi in azione
Treeeeeeeeeeeeemaaaaaaaaaaaaaaaa il mondo delle tenebre e del male!
Siamo carini, no?


Scatto dE, per finire la chicca!
Nn mi ricordo chi ho immortalato in questa piazzetta-pigna psichedelica, ma questa foto è degna di una mostra!?!
Insomma, così è, se vi piace! E se nn vi piace, commentate(nn mi offendo!)!!

RETTIFICO: Stefano dice si tratti si Frison. Bassssano, aspetto conferma!



DominicCleador alle ore 11:45 |
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mercoledì, 02 agosto 2006

Un universo di sabbia e un sole metallico. E tutt’intorno solo il muto orizzonte.

Mi sono trascinata fin qui in un torpore senz’anima, in un’infelicità che potevo paragonare solo alle all’ipnotico mareggiare delle onde aride.

Portavo una lampada. Non di quei begli oggettini da bazar, di forma allungata, splendenti e misteriosi, ma una più rozza creazione, un lampione privato del corpo, coi vetri consunti dalla polvere e un misero stoppino. E la fiamma arroventava lo scheletro di ferro del pesante fardello e bruciava le dita provate dal caldo e dagli sterpi.

La maledetta fiamma cresceva. Per niente impressionata dalle limitate dimensioni della lanterna,
arrivava a lambirne i vetri opachi, e più volte si avventurò verso le carni e le stoffe. Urlava al cielo il fuoco guizzante e pregava e cantava una nenia mai vista. Volava uno zampillo di luce e moriva nel caldo asfissiante di un mezzodì eterno.

La fiamma viveva. Minacciava di divorarmi. Ne Temevo la forza, ma più si arroventava il ferro, più lo stringevo, più il tremore abbagliante accecava gli occhi, più li aprivo ad accoglierlo.

Fu un istante, il fuoco imbestialì, sciabolò fuori dal misero contenitore e lampeggiò dappertutto.

Pensai alla morte e a un altro deserto. Ma aprì gli occhi e vidi la notte. La sentì nelle ossa, illividite dal troppo caldo, negli occhi esposti ad un sole impietoso, in una brezza gentile e avvolgente. La folgore (o santa folgore!) illuminava i recessi di quel mondo invisibile e liberava il cuore dal terrore e dal gelo.

E chi nn avevo visto in quel giorno troppo lungo, sorse in questa strana alba. Uomini, amici, parole, risate, le note dolci di un salmo sconosciuto all’eremita. Si sedettero in cerchio e, cantando alla vita, aspettammo il mattino.


KIF_4309

Nonostante il sonno scarsissimo, lo sapete, raga, che per una settimana nn mi avete mai fatto smettere di sognare?!!!!
DominicCleador alle ore 21:37 |
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